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C’è un po’ di Peschiera o meglio, del Santuario della
Madonna del Frassino a Cumura, in Guinea Bissau, nel lebbrosario
seguito dai frati minori della Custodia dipendente dalla Provincia
Veneta.
Nei giorni scorsi, infatti, è stato inaugurato e benedetto il capitello che al centro del giardino ospita la statua che riproduce l’immagine della Madonna del Frassino: Madonna cui è stato dedicato uno dei quattro padiglioni della struttura sanitaria recentemente restaurato con le offerte raccolte al Santuario in questi tre anni.
E quella di Cumura è stata una benedizione doppiamente particolare: perché cade in occasione dell’anno giubilare del Santuario, che in questo 2010 celebra i 500 anni dell’Apparizione della Madonna; e perché ad impartirla è stato il vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti.
«Ci siamo incontrati casualmente in aereo, perché anche lui era diretto in Guinea Bissau per una visita pastorale a due sacerdoti veronesi che operano nella diocesi di Bafatà», racconta il padre guardiano del Frassino, frate Pio Prandina. «In volo gli ho spiegato le ragioni del nostro viaggio. All’arrivo ci siamo salutati ma il 27 gennaio, giorno della benedizione, ha avuto la gentilezza di raggiungerci non solo per partecipare alla cerimonia ma per benedire lui il capitello. Un gesto e una presenza segno dell’unione tra il Santuario e la Diocesi in quel luogo di missione che ci hanno riempito di gioia e per cui siamo particolarmente grati».
«Un ringraziamento», continua fra’ Pio, «cui si aggiunge quello per Stefano Fraccaroli, consigliere comunale di Peschiera delegato a seguire, insieme a scuola e parrocchie, il Giubileo del Santuario del Frassino. La sua è stata una presenza particolarmente significativa perché ha ulteriormente testimoniato la vicinanza e il grande impegno nei nostri confronti del sindaco Umberto Chincarini e di tutta la sua amministrazione».
I frati minori seguono il lebbrosario di Cumura da 50 anni: il governo della Guinea Bissau accolse allora la loro richiesta di potersi occupare dei malati di lebbra che sino a quel momento vivevano abbandonati a sé stessi nelle capanne. Ad avviare la struttura fu Padre Settimio Arturo Ferrazzetta, nativo di Selva di Progno che divenne il primo vescovo della Guinea. Oggi il lebbrosario accoglie malati che arrivano anche dalle nazioni vicine: ogni padiglione ne può ospitare dai 30 ai 35.
«Non a caso San Francesco ha detto “I frati per manifesta necessità dei lebbrosi, possono per essi chiedere l’elemosina”», riprende padre Pio che parla di un’esperienza «molto coinvolgente e per molte ragioni: l’essere stato presente a nome di tutti i fedeli che in questi anni ci hanno aiutato a trovare i fondi necessari per la ristrutturazione del padiglione, la costruzione del capitello e la realizzazione della statua; l’aver coronato questo gesto di solidarietà in questo anno celebrativo: una sorta di unità vissuta a nome innanzitutto di Gesù Cristo e di San Francesco.
E ancora la presenza del vescovo: la voce della missionarietà della diocesi, una gioia grande come quella di chi presta la sua opera di assistenza. Persone che non si gloriano di quello che fanno ma sono semplicemente grati a chi li aiuta, li mette in grado di fare ciò che fanno».
«E quello che fanno è dedicare tempo e attenzione a chi ha bisogno non solo di essere curato ma anche di sentirsi ancora una pers ona amabile. Aver contribuito a questo aspetto così umano è una grande consolazione». «E il Santuario continuerà certamente a sostenere quella realtà», prosegue: «Abbiamo visto le nuove necessità, come quella di spazi più ampi e strumenti per la diagnostica. Un’opera che non può che proseguire. La richiama la storia stessa della Madonna del Frassino: piccola e povera, a ricordare i piccoli e i poveri del Vangelo, quelli su sui si posa lo sguardo del Signore e ai quali Egli manda persone per aiutarli nelle loro sofferenze».
Giuditta Bolognesi
Dal quotidiano L’Arena del 07.02.2010
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