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Perdòn de Barbana
madonna-di-barbana.jpg Grado ha sciolto il voto. La gente dell’Isola ha così ricordato la promessa fatta dai loro avi alla Madonna nel lontano 1237 quando vennero salvati dalla pestilenza. Voto sciolto ma con più di qualche problema, tanto da essere in un attimo tornati indietro a prima dell’ultima guerra, quando il “Perdòn de Barbana” vedeva i pescherecci mossi a remi, legati uno all’altro.
 Appena imboccato il canale che porta a Barbana la barca ammiraglia, il “Papa Giovanni XXIII” di Antonio Santopolo, ha in un certo senso tirato gli ultimi respiri (una nuova imbarcazione dello stesso proprietario è già in arrivo). Avaria al motore e barca bloccata. Fortunatamente, però, l’ “America”, l’imbarcazione che precedeva l’ammiraglia si è, infatti, presa il compito di trainarla, legata con una grossa e lunga cima, fino a Barbana. Giunti sull’isola, altro problema: manca l’energia elettrica. Pochi se ne sono accorti, perché i frati hanno attivato i generatori di emergenza. Ma a un certo punto della messa anche questi sono mancati. Al momento della benedizione e del saluto del vescovo di Gorizia, Dino De Antoni (anziché il classico “la messa è finita, andate in pace” ha detto: “continua la festa, rimanete nella pace”), tutto si è normalizzato: il motore è stato riparato e la corrente a Barbana è ritornata. Ma la giornata non poteva evidentemente finire così: nel viaggio di ritorno altra brutta sorpresa: il ponte girevole bloccato non ne ha voluto sapere di aprirsi, così che gli scafi hanno dovuto fermarsi e aspettare. Quando era già stato deciso di far sbarcare la Madonna e la gente sulla banchina nei pressi dello squero, la notizia di pazientare un attimo perché l’inghippo al ponte stava per essere risolto (le parti metalliche si erano dilatate per via del caldo). L’ipotesi di sbarco nelle rive dello squero era a ogni modo già stata prevista nell’ordinanza emessa dal comandante di Circomare, Francesco Cillo. barbana-arrivi.jpg
Il “Perdòn” si è in ogni caso concluso regolarmente col Te Deum di basilica. Mai dal 1237 a oggi è venuto meno il voto dei gradesi, anche durante le guerre. A detta di molti, mai visti tanti fedeli come quest’anno, sicuramente molti di più del 2009. Migliaia e migliaia di persone lungo i canali, sul ponte, su tutte le rive, sui motoscafi e naturalmente sui pescherecci. Al passaggio della “Madonna degli Angeli” tanti battimani, segni della croce, persone inginocchiate. Una vera folla di fede. E tanta gente, inoltre, a Barbana in attesa dell’arrivo del convoglio. E tutte a chiedersi come mai del ritardo (una quindicina di minuti). Intanto a bordo dell’ammiraglia il vescovo e monsignor Armando Zorzin recitavano il rosario, assieme ai pescatori e ai Portatori della Madonna e a quelli gemellati di Torreglia. Giunti a Barbana altri applausi, altri segni della croce, e quindi, al Salve Regina, intonato dalla corale Santa Cecilia, l’accompagnamento sino all’altare posizionato nel parco dell’isola-santuario. Tra le autorità presenti, oltre al commissario comunale Giovanni Blarasin, il questore Tozzi, il vice prefetto Allegretta, l’onorevole Strizzolo, i consiglieri regionali Marin, Brandolin e Brussa, il presidente della Provincia, Gherghetta e i sindaci di Aquileia, Villesse e Torreglia. Come nell’antica tradizione, la celebrazione religiosa si è conclusa con la consegna da parte della comunità gradese rappresentata dal commissario Blarasin, dell’obolo ai custodi del santuario. Nello specifico nelle mani di padre Marciano Fontana che nel suo breve intervento ha parlato, riferendosi al periodo di crisi che si sta vivendo, all’accoglienza e alla vita spirituale che può riscaldare il cuore, invitando tutti alla «comunanza di idee, di dolcezza e dell’accoglienza tra tutti noi».
Antonio Boemo (Il Piccolo - 5 luglio 2010)
 
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